Biomassa locale per il teleriscaldamento di Sarentino
Quanta legna destinabile alla produzione energetica è attualmente disponibile sul territorio comunale di Sarentino, e quali concrete possibilità vi sono per una valorizzazione di tale potenziale? A partire da queste due domande di base si è sviluppato lo studio di fattibilità condotto dall’Area Energia & Ambiente e dal Cluster legno & tecnica del TIS innovation park, su incarico del Consorzio per il miglioramento fondiario di Sarentino, dell’amministrazione comunale di Sarentino e della Società cooperativa teleriscaldamento Sarentino. Il risultato: il 96% della superficie boschiva sarentinese è sfruttabile per la produzione di legna ad uso energetico, e il potenziale non ancora sfruttato consentirebbe di coprire il 100% del fabbisogno dell’impianto di teleriscaldamento di Sarentino con legno locale.
Nei prossimi anni nuove abitazioni dovranno essere allacciate alla rete di teleriscaldamento di Sarentino, per cui si renderà necessario aumentare la produzione di calore. Ad oggi solo due terzi della biomassa utilizzata (cippato boschivo) provengono dal territorio comunale, mentre il resto viene importato. Poiché l’aumento della produzione di calore comporterà un incremento del fabbisogno di biomassa, la società di teleriscaldamento si è trovata di fronte a due interrogativi: sul territorio comunale è presente una quantità di legna sufficiente a coprire il fabbisogno della centrale di teleriscaldamento, anche in caso di aumento della produzione di calore? E ancora: quali altre possibilità vi sono per una valorizzazione energetica del potenziale di biomassa legnosa presente in Val Sarentino? Il Consorzio di miglioramento fondiario, il Comune e la Società cooperativa teleriscaldamento di Sarentino hanno quindi affidato al TIS il compito di dare una risposta a questi due quesiti.
Della prima domanda, coincidente con la prima parte dello studio di fattibilità, si è occupato il Cluster legno & tecnica del TIS innovation park, che ha prodotto una stima della quantità di legna destinabile ad uso energetico esistente sul territorio comunale di Sarentino. In tale calcolo si è stimato non solo il potenziale teoricamente disponibile, ma anche quello effettivamente utilizzabile dal punto di vista sia tecnico che economico. Risultato: sulla totalità del legno teoricamente disponibile, ben il 96% risulta tecnicamente ed economicamente recuperabile e quindi effettivamente destinabile ad uso energetico. Vale a dire che appena il 4 per cento della superficie boschiva sarentinese – a causa della sua posizione – non può essere sfruttata. Con riferimento al teleriscaldamento, questo significa non solo che in loco è possibile reperire la totalità del legno attualmente necessario alla centrale termica, ma anche che la produzione di calore da biomassa locale può essere incrementata.
Nella seconda parte dello studio è stata coinvolta l’Area Energia & Ambiente del TIS, con il compito di identificare le soluzioni tecniche per una valorizzazione energetica del patrimonio boschivo di Sarentino. Dai committenti sono arrivate due richieste concrete: in primo luogo identificare una tecnologia in grado di coprire il previsto aumento del fabbisogno di calore della centrale di teleriscaldamento; in secondo luogo, consentire, tramite la tecnologia identificata, una produzione di elettricità anche in estate, ma senza spreco di calore.
L’Area Energia & Ambiente del TIS ha individuato una soluzione tecnologica adeguata alle esigenze dell’impianto di teleriscaldamento di Sarentino: grazie ad essa la centrale termica potrà gestire nuovi allacciamenti anche a lungo termine (fino a 2 megawatt di nuove potenze allacciate) e contemporaneamente produrre energia elettrica anche nei mesi estivi, senza dover rilasciare nell’atmosfera il calore recuperabile in cogenerazione. Nello studio si è tenuto conto anche degli aspetti tecnici legati all’effettivo inserimento della tecnologia individuata nella centrale esistente.
«Uno studio del genere» affermano Paolo Bertoni e Stefano Dal Savio del TIS innovation park «potrebbe risultare interessante anche per altri comuni altoatesini». Lo sfruttamento del legno autoctono per scopi energetici, d’altronde, non solo riduce i trasporti migliorando il bilancio ambientale, ma offre agli agricoltori locali un’ulteriore fonte di reddito.

