Microgate: una vita nelle stelle (pw)
Microgate: una vita nelle stelle
La Microgate ha uno di quegli inizi classici per l'immaginario comune, uno di quegli inizi che lungo il cammino si ricordano con un po' di nostalgia e con un filo di commozione che vela lo sguardo dell'imprenditore ormai sicuro. La Microgate nasce infatti in una piccola soffitta, grazie alla grande passione condivisa da due fratelli. Roberto e Vinicio Biasi, una laurea al Politecnico di Milano e un dottorato in ingegneria aerospaziale sotto il braccio, hanno fondato la Microgate nel 1989. VNaturalmente all'inizio ci lavorano solo nei ritagli di tempo. La notte, appunto.
Il primo progetto a cui hanno lavorato consiste in un sistema elettronico per cronometrare le gare di sci. Roberto Biasi l'ha costruito per le gare che faceva lui, da semi-professionista. E funziona che è una meraviglia. Senza fili. Si può dire che la Microgate prenda il via con il timing sportivo.
Per il suo dottorato, in collaborazione con l’Osservatorio Astrofisico di Arceri, Roberto Biasi fa ricerca sull’ottica adattiva e affronta la problematica dell’effetto mosso che si ha quando si osservano le stelle. Finito il dottorato, Biasi non abbandona il soggetto, anzi, lo applica all’engeneering. L’obiettivo è dimostrare che si può costruire uno specchio secondario per i grandi telescopi mantenuto da un campo elettromagnetico. Impossibile, dicono. Non per i fratelli Biasi, che raccolgono la sfida lanciata nel frattempo dall’Università dell’Arizona: il primo che entro il 1997 presenta un prototipo di questo progetto, ottiene i finanziamenti per la realizzazione.
La sfida dell'Università dell'Arizona
Non sono poi in molti gli specialisti del settore e Microgate, ossia i fratelli Biasi e due soci, hanno un solo grande concorrente: una società californiana che ha accumulato ricchezza ed esperienza durante la Guerra Fredda e che può vantare collaborazioni illustri, come l’M.I.T. di Boston.
I Biasi lavorano giorno e notte sul loro progetto, calcolano e ricalcolano, creano programmi con un supercalcolatore che ha la potenza di calcolo di circa 200 Pc messi assieme e si consultano con il Politecnico di Milano e l’Osservatorio di Arcieri. Il 1997 arriva e, colpo di scena, ce la fanno. Un colosso contro un manipolo di ingegneri appassionati e senza fondi. Davide contro Golia.
I concorrenti avevano completamente sbagliato l’approccio e i fondi, anche se con qualche problema (c’erano finanziamenti della NASA sul progetto e i soldi non potevano andare all’estero), sono arrivati alla Microgate. Adesso si parte per davvero, si sono detti.
Nell’ufficio di Roberto Biasi c’è una foto, anzi, c’è la foto. Rappresenta la parte interna del telescopio in Ansaldo, a Milano, poco prima che venisse smontata per partire in direzione Arizona. Ci sono i due specchi primari ognuno di 8.4 metri di diametro e i due specchi secondari, di circa un decimo più piccoli: 91 cm per 106 millimetri di spessore. Ci sono solo tre aziende in tutto il mondo che sono in grado di costruire specchi così, due in Francia e una negli USA. Questi due specchi secondari sono tenuti sullo specchio primario da un campo magnetico, ogni 3 cm c’è un punto di controllo che si sposta in modo quasi impercettibile. La posizione viene aggiornata 1.000 volte al secondo grazie a un supercalcolatore e controllata 100.000 volte al secondo. E dire che all’inizio, all’epoca della soffitta, gli altri dicevano: bell’idea, ma non funzionarà mai.
Oggi uno dei più grandi telescopi al mondo, in Arizona, ha lo specchio secondario della Microgate. E un altro grande telescopio, alle Hawai, è dotato di un sistema firmato Microgate.
Un'azienda così non poteva mancare alla lista dei partner con cui il TIS innovation park collabora.
Da 3 a 25 dipendenti
Erano in 3, oggi sono in 25. Per il futuro hanno progettato di espandersi anche nel campo riabilitativo. Nel ‘94 costruiscono un sistema di rilevamento ottico per misurare la forma fisica degli sportivi che, grazie a un sistema di barre a terra e infrarossi, calcola il tempo del salto, ossia il tempo che il piede sta a terra e la durata del volo. La Juventus oggi ne ha uno lungo 60 metri.
E poi il grande progetto ALMA -Atacama Large Millimeter Array - in cui gli europei sono protagonisti, il più grande progetto mai concepito per l'osservazione delle galassie, che è già in fase avanzata di costruzione sulle Ande cilene. Un nuovo potente radiotelescopio consentirà dal 2012 di esplorare anche i pianeti dello spazio profondo. Per cercare una risposta, chissà, al mistero dell’origine del mondo. Microgate sta preparando i radiotelescopi con specchi secondari sostenuti da un campo elettromagnetico e intanto in Cile si sviluppano nuove tecnologie per trasportare radiotelescopi da 100 tonnellate fino ai 5.000 metri. La scienza e la tecnica non si fermano mai. Noi intanto restiamo sempre più affascinati, il nasu all'insè ad ammirare le stelle.

